Uno studio fotografico in cui si analizza il corpo umano insieme agli insetti.
Si sente come un insetto che teme d’essere schiacciato e che vive in microcosmi apparentemente invisibili, ma osservabili solo se ci si avvicina. Mondi dentro di lei surreali, colorati, sognanti, gommosi e liquidi, ma anche gotici e inquietanti. Non si lascia intrappolare facilmente, scappa come uno scarafaggio impazzito quando si tenta di prenderla; vola come un’ape pungendo se poi si sente attaccata; morde come una formica, ma darebbe la sua stessa vita per gli insetti amici; passionale come una mantide che strangola il suo partner e distruttiva come una locusta.
Si esprime preferendo costruire la foto durante lo scatto priva di un’elaborazione successiva digitale.







E’ l’alba. Filtra la luce dalle persiane. Il cuore sobbalza. La notte lo ha coperto e riscaldato, ma il nuovo giorno ne scopre le paure e le ansie. La nuova attesa. Incessante. Straziante. Il fumo della sigaretta si leva denso al soffitto ad impregnare la stanza. Sarà la prima di una lunga serie perché ogni giorno è sempre più difficile sapere quando arriverà, quando il filo che lega i fianchi al tempo si spezzerà e potrà compiersi ciò che più lei desidera. Cammina a piedi nudi sul pavimento tiepido della sua stanza- Ogni giorno, di più, essa diventa una prigione, sembra un insetto che non riesce a trovare una vita d’uscita e sbatte combattiva alle pareti. Ogni tanto si riposa, chiude gli occhi ma è il battito del cuore a tormentarla. Ogni minimo rumore la fa trasalire, il suo petto è una grancassa che frantuma le sue certezze. No. Non ancora. Non è ancora il momento. Bisogna occupare il tempo e far tacere questo stupido cuore. Rumore. La musica a tutto volume. Le vene che pulsano. Lo stomaco che si dilata per accogliere tutto il rumore del mondo. Tutto quello che serve a non sentire più il ticchettio perpetuo dell’orologio. Le ore continuano a scorrere lente e distillano la vita. I muri si fanno di gommapiuma se si abbatte ogni volta con più violenza come se volesse fare uscire dal suo corpo tutto quello che la lega a ciò che sta aspettando. Ciò per cui vive. Continua a ripetersi che non è così. Che la sua vita non dipende da nessuno. Che non ha bisogno di nessuno eppure non riesce a lasciare quella stanza, non riesce ad uscire di casa non riesce a spegnere il telefono certa che in un modo o nell’altro possa essere trovata. Scrive e si fa trasportare dal fruscio provocato dal contatto della penna con la carta, scrive l’inchiostro è il suo sangue i suoi pensieri sembrano farsi concreti, sempre più grandi, farsi uomini e donne, farsi amore e dolore, scrive versi unilaterali versi che non saranno mai letti, li scrive su pezzi fogli di carta lacerati sparsi sul letto sul pavimento li lascia dietro di se quasi a dimenticarsene. Chiude le persiane per non percepire lo scorrere del tempo. Per lei è immobile. Si chiede, con una domanda che le martella la testa, quando? E si sente esausta. Già. Allora, convulsamente, le viene voglia di guardare questo giorno che passa, va alla finestra e la spalanca. Le fanno male gli occhi per la luce improvvisa, le fa male il respiro per la troppa aria ingerita. Un sorriso leggero le si disegna sul viso quasi a darle un barlume di speranza, quasi a insinuare nella sua mente il pensiero che si possa vivere mordendo le nuvole bianche assaporando l’azzurro de cielo facendosi inondare dalla luce. Ma… sola? Una lacrima solca il suo viso. Osserva, incantata, spegnersi l’ultimo raggio di sole all’orizzonte. La prima stella si è già accesa. Il posacenere trabocca di attesa consumata. Ha deciso di finirla. E’ stanca. E ha solo voglia di addormentarsi in un sonno profondissimo e senza sogni. Ha le braccia pesanti le mani impregnanti di ricordi evanescenti. La notte avanza nella stanza, buia, la finestra è stata sbarrata la musica tace.
Sente le vibrazioni sotto la pelle farsi sempre più violente. Il suo corpo trema si contorce non riesce più a contenere nulla… si sente franare dentro è un vulcano in eruzione accarezza il suo ventre che sente esplodere la gola fremere le braccia volteggiare le gambe cedere le mani che sempre più velocemente scompaiono la sua pelle si lacera per dare spazio alla nuova se stessa. Non ha paura Guarda i suoi piedi sono miriadi di formiche che risalgono sulle sue gambe nere miriadi di piccole instancabili formiche che la disciolgono la trasformano la sua testa di Medusa è un covo di coleotteri suoi occhi sono libellule il suo collo locuste il suo seno e le sue costole farfalle La sua stanza brulica di nuova vita Brulica di parti di se ora che ogni minima cellula ha la sua vera forma lei si sente davvero unica e viva.
RA
