Progetto Rigetto
The project represents an intimate and cathartic journey through loss, pain and water.
It offers the simplest of communicative acts: a liberating scream. However, it is a silent scream where words come out as bubbles.
There was a time when we could sink our sufferings into dilated, expanded times, paradoxical fruits of the privilege of having time. Then we discovered that our hypertrophied interiority had to hide in a corner.
In these shots there is the elaboration of a mourning, of a dramatic experience of miscarriage, and that scream wants to express anger, desperation but also the will to move forward.
It is pain without noise, as many others, simply because in life we navigate by sight, and often we find ourselves underwater.







Quando apro gli occhi ecco quello che vedo: la spiaggia e il mare. I granelli della sabbia sotto i denti e il sapore salato del mare. La terra e l’acqua. Da quando ho aperto gli occhi non li ho più chiusi. Anche quando non avrei voluto vedere. Anche quando avrei preferito essere altrove. Ma i miei occhi erano troppo grandi per chiudersi, troppo curiosi di sapere come sarebbe andata a finire… perchè io.. vivo attraverso gli occhi. Vivo guardando la vita. Vivo osservando i movimenti del mondo. Tengo gli occhi aperti quando la meraviglia di un gesto mi stordisce, tengo gli occhi aperti quando le ferite si allargano sanguinanti sulla mia pelle, tengo gli occhi aperti per saziarmi di un sorriso, tengo gli occhi aperti per gustare un sapore, tengo gli occhi aperti per annusare gli odori da imprimere nella memoria. Nemmeno quando piango chiudo gli occhi e lascio che le lacrime sgorghino quasi fino ad annegarmi. Sono distesa sulla riva, i miei piedi sono lambiti dall’acqua, il mio viso affonda nella sabbia. L’acqua mi chiama. L’acqua scorre, in direzione opposta e contraria dall’interno del mio corpo verso l’esterno. Nelle mie lascrime, nella mia saliva, nel mio sudore. Perchè io sono come l’acqua. Sfuggente, limpida, adattabile ad ogni superficie ma di nessuna di esse. Io sono l’acqua. Sono acqua e da anni lotto per tornare nel luogo in cui sono stata generata. Sono quanti… quanti anni? Uno due tre… trenta… trenta anni per capire la mia natura…trenta anni da restituire all’elemento che mi costituisce. Sono sulla riva e mi perdo dentro l’incresparsi delle onde,dentro i riverberi del sole, dentro il perpetuo rumore della risacca.. Mi addentro piano nell’acqua, mi faccio avvolgere da questo abbraccio materno, mi immergo per cominciare a respirare davvero. Non sono ancora certa di saperlo fare ma quando si torna a casa è come non essere mai andati via, tutto torna alla mente ..sento i muscoli rilassarsi, i pensieri farsi leggeri, la corrente non può toccarmi perchè io sono la corrente, perchè io sono finalmente..libera.
